
Perchè oggi è un giorno importante.
(foto di Mike Marchionni)
Io diffido.
Diffido dei cappelli, cosa mai nascondono? Mi vorreste far credere davvero che sono indossati per ripararsi dal freddo? Ah, no, proprio no. Non sono mica un’ingenua, e lo so che pericolosa arma sia una testa sotto un cappello.
Io diffido dei vostri occhiali, delle vostre borse, del vostro orologio. E quando è troppo è troppo. Diffido perché sotto tutti questi oggetti, all’apparenza così innocui, si nasconde un potenziale cattivissimo. Sono macchine psicologiche e meschine falsità mascherate da quotidianità. Ah, no, proprio no, non ci casco, io. So vedere oltre, io. Diffido del cibo e delle diete. Miseri! Vi nascondete dietro piaceri e privazioni del piacere! Eh? Diffido del sole…tutto quel calore, così falso…come può un pianeta dare così tanto calore? E gratuitamente…e senza prima conoscerci bene. Ah no, proprio no, io non ci casco. Diffido dei fiori.. come vedi sono già spariti, come ogni inverno. Fuga delle anime sporche, come si suol dire, tagliano la corda sempre, di questi tempi. Pensavate davvero che io potessi credere alla loro apparenza così innocente e pura? Poveri illusi, gli ingenui siete voi.. non io, che so vedere oltre. Io diffido delle penne e delle tastiere, non sai mai cosa può venirne fuori, e soprattutto da chi. Ah, nemmeno stavolta ci sono cascata. Ho buttato via tutte le penne, e finito questo butterò anche la tastiera.. non sia mai che, c’è sempre il rischio di venir fraintesi, e di certo il gioco non vale la candela. Sì sì, io diffido.
E' tutto così leggero oggi, tutto così semplice. Così vero, così vera. Mi sono alzata dicendomi buongiorno, ho cucito tutti i gesti come piace a me, li ho legati con filo di seta. Blu. Sono qualcosa di blu, oggi, una pezzo di cielo, un pezzo di finestra, un pezzo di golf. Una bolla di sapone, dentro assomiglio a tutto, ma non a voi. Conto i rami dalla finestra, senza troppa convinzione, oggi non c'è posto di rilievo per i numeri. In fondo, nemmeno per le parole. Cascano a caso, e vanno lasciate fare, vanno lasciate così. Con punti di sutura qua e là, ma dove scelgono loro. Oggi nevicava sui fiori bianchi del mio ciliegio..bianco sul bianco, mi è venuto da sorridere. Mi piace la sovrapposizione dei colori, come quella dei suoni. Ricordo piano un giorno di primavera che è arrivato poco fa, e mi ha portato Pascal Comelade. Ricordo vento in faccia e vento dentro. Bello, incredibilmente bello. Come le cose che sembrano scritte e lette e prese dai libri, o da commedie francesi, e invece sono proprio quello che ti accade. A volte succede, non sempre, ma a volte sì. Ed è qualcosa che. Non ti saprei dire, forse ho inconsapevolmente una scala di preferenza tra i ricordi, so solo che alcuni li registro come : da scrivere, non da scrivere. Il mio primo criterio. Diceva Luigi: la vita o la si vive, o la si scrive. Ah signor Pirandello, sono sicura che mi sarebbe stato simpatico, Lei, a parlarci..e chissà dove saremmo finiti con i discorsi, la pensiamo simile- gli avrei detto. Soprattutto per quel che riguarda le persone. Troppo generico, lo so. Ma è proprio quello che condivido di Lei: le persone. Ma scusi, la disturbo là dove l' hanno messa ancora un attimo: questa storia della vita, ecco, ma Lei cosa ha scelto alla fine?
Scrivere ha scritto..quindi? No, così per curiosità. C'è anche chi, no non li faccio nomi sia chiaro, facendo tutti e due, si dimentica a volte di essere uno scrittore e a volte di essere una vita. Succede. Capisce, si può creare confusione , secondo me. Ma, per alcune persone, non sempre c'è la possibilità di scegliere. Acuni uomini devono essere tutti e due: se stessi e lo scirttore. Imprescindibilmente: entrambi. Per quanto uno ci provi, magari, a vivere e basta. Per quanto uno ne abbia voglia..Niente da fare, promesse troppo difficili da mantenere: prima o poi torna a galla la voglia di.
Vede, lo sapevo che andavamo a parare chissàddove. Mi scusi, la lascio tornare al suo posto. E buon riposo, è stato molto gentile, davvero.
..sono bolla di sapone, oggi. Non consisto in niente. Solo vago, e ogni tanto mi poso. Ne ho viste alcune, una volta, che si fermavano sui fili d'erba e non scoppiavano, uno spettacolo. Sembrava un trucco, una di quelle eccezioni per cui si deve essere capovolta una regola dell'universo e ti senti la prima ad averlo notato. Ma per certe vite, non ci sono poi così molte scelte. Se non essere quel che sono. Pelle, forse, e basta. O forse no. Però io, come mi rincorri scappo, e se allunghi un dito scompaio. Giuro.
A.A.A. CERCASI SUPER- IO. URGENTEMENTE.
Quando si fa buio la cosa da fare è chiudere le imposte delle finestre. Iniziare da quelle di sotto, la sala, la cucina. Continuare il giro di tutte le stanze, e in ognuna fermarsi a dire che la sera è arrivata, anche oggi, è che è l'ora di chiudere gli occhi- quelli esterni, concentrarsi solo sull'interno dei muri. Chiudere gli occhi che son fuori, concentrarsi sul silenzio che sta dentro ai muri. Solo le finestre di camera mia rimangono ancora con le palpebre aperte. Si chiuderanno per ultime, e solo per il gusto del primo gesto del mattino, quando spalancarle dà forza al risveglio, e tiene sempre nascosto in sè la speranza di vedere gli scoiattoli correre sui rami di fronte.
Quando fa buio si accendono le luci artificiali, e si scolora la pelle.
Quando fa buio si sta più attenti a quel che si dice e al tono di voce. Quando fa buio viene voglia di stare solo sopra il camino, far finta di studiare. Quando fa buio meglio evitare di uscire. Quando fa buio la casa ci si siede, il cane sonnecchia e pensi che forse non sta bene, il cielo ammicca. Quando fa buio mi viene voglia di battere sui tasti, per allontanare il nero che scende. Quando fa buio poi c'è da dormire, e da sognare, e dormire e sognare sono cose che sanno essere veramente pericolose. Quando fa buio e nevica e il vento non sembra volersene andare e scivolano i pensieri come sguardi sullo specchio. Dentro. Sguardi ad uno specchio che mi servirebbe di più, fosse dentro. Quando fa buio si intuisce, che forse sappiamo solo essere la nostra pelle.
" Due rette parallele non si incontrano mai e se si incontrano non si salutano "
-Poeta Robertetti-
" Non aver più coscienza d'essere, come una pietra, come una pianta; non ricordarsi più neanche del proprio nome; vivere per vivere, senza saper di vivere, come le bestie, come le piante; senza più affetti, né desiderii, né memorie, né pensieri, senza più nulla che désse senso e valore alla propria vita. Ecco: sdrajato lì su l'erba, con le mani intrecciate dietro la nuca, guardare nel cielo azzurro le bianche nuvole abbarbaglianti, gonfie di sole; udire il vento che faceva nei castagni del bosco come un fragor di mare, e nella voce di quel vento e in quel fragore sentire, come da un'infinita lontananza, la vanità d'ogni cosa e il tedio angoscioso della vita.
Nuvole e vento.
Eh, ma era già tutto avvertire e riconoscere che quelle che veleggiavano luminose per la sterminata azzurra vacuità erano nuvole. Sa forse d'essere la nuvola? Né sapevan di lei l'albero e le pietre, che ignoravano anche se stessi.
E lui, avvertendo e riconoscendo le nuvole, poteva anche - perché no? - pensare alla vicenda dell'acqua, che divien nuvola per ridivenir poi acqua di nuovo. E a spiegar questa vicenda bastava un povero professoruccio di fisica; ma a spiegare il perché del perché?
Su nel bosco dei castagni, picchi d'accetta; giù nella cava, picchi di piccone.
Mutilare la montagna; atterrare gli alberi, per costruire case. Lì, in quel borgo montano, altre case. Stenti, affanni, fatiche e pene d'ogni sorta, perché? per arrivare a un comignolo e per fare uscir poi da questo comignolo un po' di fumo, subito disperso nella vanità dello spazio.
E come quel fumo, ogni pensiero, ogni memoria degli uomini."
"Canta l'Epistola", L. Pirandello