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Ho lavato, spolverato, sistemato. Ogni cosa al suo posto. Ogni cosa. Inevitabilmente.
Ho spazzato, pulito, scovato: tutti i granelli di un'improbabile ma molto grigia polvere.
E mi sono fermata, in mezzo, alla fine. Seduta. Guardavo. La precisione di questa mattina. Ho riconsegnato l'esattezza ad ogni oggetto. Ho lavorato, come una formica qualsiasi, in una tana qualsiasi, automatica nei gesti e senza pensieri, come preparassi un letargo e lo facessi da generazioni e generazioni evolutive. Si dice? Si dice. Me ne sono stata lì, il naso per aria. Che non c'era nemmeno un granello più. Di polvere o di grigio? Quando canto o metto a posto in casa si preoccupano (ho sorriso) dicono che sto macchinando qualcosa o che, comunque sia, è meglio girare alla larga. Succede anche, in queste occasioni, che bussino prima di entrare. Addirittura. Hai messo a posto tutto? Sì. Ho cambiato di nuovo la posizione dei libri, li ho ordinati per colore e per ricordi. Un ordine decisamente mio, insomma. Hai levato la polvere dall'angolo stronzissimo sotto al mobile? Sì. Tre volte. Perfetto. Hai cucito l'orlo della tenda? Diciamo che c'ho provato. E il cuscino? Lavato a mano. Perfetto. Ora hai le mani polverose. Però. Sì, infatti. Doccia? No, meglio: fiume. Hai aspettato un inverno intero l'acqua gelata della pozza. E ora l'inverno sta anche ritornando. O l'estate finendo. Dipende da dove guardo il calendario. Sì, dipende da dove lo si guarda. Allora fiume. Sicura di aver finito qui? Mai stata certa di qualcosa. Mi sembra giusto. Ti sembro giusta? Non ho detto questo. Infatti, mi era sembrato.

Ho abitato una casa dolcissima
con finestre così verdi
da far impallidire qualsiasi collina
e una porta stretta e fine
come le scale di ogni paradiso.
Il padrone gentile
mi disse: entra pure, se vuoi
ho un posto caldo
e l'accoglienza
da sempre
riservata per te sola,
ho queste finestre
che vedi: vogliono vedere
e queste stanze che chiedono vita,
queste coperte
aspettano un corpo freddo,
ti offro un altrove, se ti va,
io ho bisogno
di qualcuno
che sia ospite e padrone,
qui, come me.
Non so quanto mai potrai rimanere però-
aggiunse.
Non so quanto potrò rimanere- risposi.
E sorrise.
Come solo gli angeli caduti sanno.
Che belle mani - dissi.
Ho sempre sognato
di vivere
attraverso vetri di foglie e vento.
Giro giro tondo
casca il mondo
casca la terra
tutti giù per terra
giro giro tondo
il pane è cotto in forno
il forno è scoppiato
il mondo è già cascato
giro giro tondo
casca il mondo
casco in terra
resto giù per terra
giro giro tondo
un angolo non è il mondo
il cielo è gà strappato
il sole senza fiato
giro giro in tondo
non è un gioco in fondo
la lingua s'è fermata
la mano intrappolata
giro giro tondo
il tuo viso immondo
la tua mano bianca
la mia pancia stanca
giro giro tondo
casca il mondo
casca la terra
tutti giù per terra!
Quando le cose si mettono male..sai cosa si deve fare?
Zitto e nuota, nuota e nuota, zitto e nuota
nuota e nuotaaaaa...
..zitto e nuota, nuota e nuota...
Sono rimasta a fissare l'acqua che bolliva. Da piccola ero incantata da questa cosa. Non vedevo l'ora che borbottasse. Me ne ero dimenticata. Appoggiata al piano di marmo. Bianco. La luce bianca del neon rotto. Credo ci sia un momento in cui si capisce qualcosa. Le porte spalancate, l'aria che sa di agosto proprio. Forse invento ciò che non è, forse l'ho sempre fatto. Guardando l'acqua bollire nel pentolino. Una storia può portare fino a qui, mi sono detta, una storia può portare davvero ovunque. Un ovunque senza fiato, e senza sosta. Scriverle mi è sempre sembrato il modo migliore di risolvere le cose. Finalmente artefice. Con la semplicità dei caratteri che sgorgano dalle mani. Niente di più incredibilmente vero, e fasullo. Un trucco. Da saggia corteccia d'albero che tiene la linfa per la primavera. La tiene in vene così piccole dove il gelo non può arrivare. In strati di vita così addormentata da non farla sobbalzare. Non ho mai cambiato direzione, e questo mi spaventa e mi consola. Dritta come un dardo. Il bersaglio non ho mai capito se c'era veramente. La mia storia. Mi ha portato lontanto, così lontanto che credo di essere scomparsa. Non ho più una consistenza, nemmeno sotto o dentro queste mani. Che sono da bimba. Ho fermato il tempo, io. So cosa vuol dire fermare il tempo, io. So cos'è far finta che. Avrei pagato, una volta, e pagherei ancora, per esser più vicina. A qualcosa o a qualcuno. Ma è la mia storia, mi dico, mi ha portato fin qui. Fino a provare rabbia per le illusioni, e sentire casa dentro al cinismo. Dovrei essere più clemente. Qualche bugia, ogni tanto, non ha mai ucciso nessuno. Non mi racconto più favole da tempo. Forse da quando guardavo l'acqua bollire così. Ma le ho messe da parte. In attesa di chi, ancora non lo so. Sorrido davvero. Sorrido che ho capito qualcosa. Ma cosa, ancora non lo so.