Ora posso partire. E anche tornare. Perchè ho ritrovato, e non avevo mai perso.
Beneeeee /
venerdì, 26 settembre 2008 / 12:07 /
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Io mi chiedo se una luna possa essere una meta. E poi. Se un gioco possa diventare serietà all'improvviso, e senza dare il tempo di accorgersi di un pericolo imminente, di un sorriso meno ostile , di un aprirsi più invadente.
Mi chiedo se ha senso il nero e se ne ha solo nell'opposto bianco . Quanto valga uno e se è credibile che la matematica non resti che un'opinione. Mi chiedo quanto c'entri la paura nel dolore, e quanto si possa giustificare il male inflitto con quello proprio. Però, vedi, arrivo sempre a strimpellare questo piano stanco come me. Quante ne ha viste. Non ne ho nemmeno idea.
Dice che una volta è stato sfiorato anche da un jazzista famoso, ma io, dovessi dirti il nome, proprio no. Mi chiedo se ha senso dare un nome proprio a tutti quanti siamo. Visto che poi, d'una sola pasta siamo.
E mi chiedo anche se la parola similare c'ha mai fatto caso nessuno che sono esattamente quattrono note una dietro l'altra.
Alla fine sono di nuovo qui. Avevo una promessa da mantenere.
Mai stato bravo a mantenere promesse. Le avevo detto che qui non c'avrei messo più piede, sai dopo la storiaccia di due mesi fa, e l'arresto di coso là, il tuo amico, eccetera eccetera. Ma poi finisce che mi trovo a camminare per strade incoronate da lampioni imponenti, così stagliati verso un dove, che sembrano rimproverarmi il mio ciabattare un po' ubriaco, lo ammetto, a caso. Perchè poi io seguo sempre criteri diversi nello scegliere direzioni, e tutto per evitare di arrivare qui, e invece, sembra impossibile, ci sono di nuovo, al punto di partenza.Maledetto caso. Sono queste luci quasi blu,
e poi il fatto che fuori è quasi giorno, e io nel blu, capisci, sto bene, riesco a respirare, riesco ad allargare le braccia, riesco perfino a vedere.
Questi occhi che mi fanno un male indicibile quando li sferza la luce del sole. Dovevo nascere animale notturno e mi chiedo perchè non sia successo. Sarebbe stato più logico, semplicemente.Ti ricordi quella canzone che parlava di una cosa simile? Faceva la-lalalallla-laa.. dai,
la cantava sempre la tipa con il caschetto nero e quegli occhi incredibili, ricordi? Incredibili, sul serio, se li incrociavi non avevi altra possibilità o voglia
che di sprofondarci. Senza scampo, con quel verde-blu marino di profondità nascoste e incustodite. Come le perle dentro alle ostriche. Ecco. Due occhi di perla.
Strano che tu non la ricordi, ma va bè.
Mi chiedo come funzioni la memoria di un uomo.
Da piccolo avrei voluto fare lo scienziato, poi, che vuoi, finisce sempre in un modo diverso la storia che inizi, certo non avrei mai immaginato di diventare un'ombra, di mestiere ubriacone. Di strada, di città, di notte. Eh no.
Questo piano, ne avrà viste di tutti i colori. Potrebbe sembrare un grande sorriso, un pianoforte. Il sorriso di quelle persone vecchie d'età che i denti se li curavano per un cazzo. Mica come noi.
Strana storia la vecchiaia.
Chissà come saremo io e te. Tra qualche anno.
Arrivandoci.
Lei che aspetta sveglia, lo so. Non dovrei esser qui ma io le promesse proprio...mai. Come quella volta che chiesi alla ragazza dai capelli rossi di sposarmi. L'avevo vista ridere, su quel divanetto blu, e il blu e il rosso e il bianco del suo ridere vibrarono fino al mio tavolo e fin dentro al mio bicchiere e su per il fumo della mia sigaretta e infondo ai miei polmoni di uomo mezzo marcio, ma pur sempre in grado d'innamorarsi al volo di tre colori mischiati in un tintinnare di suono di voce.
Che poi le promisi tutto. E tutto se lo meritava.Davvero, gran donna, forse. Non la conosco. Ma gran donna, credo.
Mah.
Menomale c'è il pianoforte, lui sì che.
Mi chiedo se la mia vita sarebbe stata diversa con dita affusolate sulla mano a poterlo e a saperlo suonare.
- Mi scusi stiamo chiudendo
- Ah sì certo. Un attimo che saluto questo brav'uomo, che m'ha ascoltato,
il delirio di un uomo gin tonic, gli è toccato stasera.
- Come prego?
- Saluto il mio amico ed esco. A proposito, devi uscire anche tu mio caro.Sentito che dice il ragazzo? Si chiude. Fine serata. Stop. Finish. Rauss.
- Signore, forse è il caso che lei vada a casa
- Sì certo, vado
- Ecco. Vada.
- Vado.
- Glielo saluto io, il suo amico.
- Molto gentile, davvero, molto molto gentile.
- Si figuri
- Io mi chiedo, poi, come faceva a starsene lì nel pianoforte.
- ...
- Strana la gente, davvero.
Beneeeee /
sabato, 20 settembre 2008 / 12:10 /
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Io non so non riesco non voglio, non capisco non vado non resto. Non esisto non cullo non vedo, non aspetto, non conosco, non credo.
Beneeeee /
domenica, 14 settembre 2008 / 12:43 /
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Sai che me ne sto andando? Manca poco ormai. Davvero. Alla fine ci siamo arrivati, a questi benedetti esami, che sono solo una formalità, la mia battaglia l'ho già vinta, credo. E alla grande. Comunque vada, comunque sia. Io ho vinto, stavolta, e il premio è qualcosa di così dolce e geniale che. Lo sai dove vado? Ma sì, che mi hai promesso di aiutarmi a trovare casa. E' tanta l'emozione, si strozza in gola a momenti. Trema la pelle e si scioglie un brivido dietro. Dentro. E quello che sapevo adesso mi è ancora più chiaro, sempre più chiaro, spietatamente più chiaro. Vendere questo posto è non avere un posto a cui voler tornare. Se vendi anche quel centimetro quadro d'affetto per le tue radici, è ovvio, non torni a ricercarle. Lo sai. Così credo che tornerò poco. Credo che ci sia poco a cui tornare. Credo che ci salutiamo qui, e poi ognuno verso il proprio andare. Per forza, e sai quanto non lo vorrei. Se ne parli ti dicono che un po' il tuo dolore ti fa piacere, ti fa sentire speciale, ti fa stare al centro dell'attenzione. E un po' di masochismo tutti ce l'abbiamo, è vero, e anche un po' di vittimismo. Ma io, te lo assicuro, lo so quello che ho vinto e quello che ho perso. Ho imparato che la voce degli altri è facilissima da ignorare al momento giusto. Che i pazzi sanno essere tremendamente saggi quando ti dicono che ti hanno fatto due orecchie apposta, una per ricevere il suono e l'altra per espellerlo immediatamente. Che l'amore non si impara. Che il mondo è fatto di economia e matematica, di numeri e operazioni. Di logica, e nient' altro. L'unica certezza che puoi avere è che due più due fa quattro, e c'era uno che diceva che quando anche questa viene meno allora si è nella merda seria. Aveva ragione. Io non lo so bene quanto fa il mio due più due, so che quell'uguale mi fa sempre sorridere. Mi ricorda le corse che facevo insieme a Stito, paralleli, lanciati in una gara che perdevo orgogliosamente. Ma non importa, non riesco a interessarmene più. E' come aver rinunciato, ed esser arrivata a riderne. Passata l'indifferenza c'è il sentimeno del comico, già. Io non so quanto mi sfugge questo tempo dalle mani, e quanto stia tentando di fissarlo al meglio in punti di sutura. Mi sento altrove, ormai, sono già lontana. Sono così lontana.
Beneeeee /
domenica, 07 settembre 2008 / 15:28 /
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