Si chiudono da soli gli occhi, stanchi. Bruciano anche un po'.
C'è pesantezza nei muscoli, e nelle mie intenzioni.
Sotto le palpebre però non c'è il nero ad attendermi, ma un gigante e dietro tutti i colori del mondo. Ma anche il gigante è stanco: saluta, fa ciao con la mano, accenna un sorriso lento, e una spirale di piccolissime rughe all'ingiù gli sferzano la faccia.
Sotto le palpebre stanche il gigante corre e si avvicina sempre di più a me, o ai miei occhi non so, si avvicina, mi raggiunge. Odore di fango, fango e carbone.
Mi raggiunge, apro gli occhi. Più nessuna stanchezza.












