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Ci sono delle luci intorno a me. Nevica piano e scivola tra i lampioni la sera, è inverno. Lo senti nell’aria, e nel camino che brucia. Da in fondo alla strada, l’odore di casa: il pane secco gettato nel fuoco, una tradizione che chissà da dove arriva, e che riempie le stanze di un odore solo suo. Cammino senza troppa fretta, con la schiena irrigidita e il collo piegato, la testa nascosta sotto strati di lana a righe, le mani scomparse dentro il blu di un maglione. Penso. Intorno a me ci sono delle luci, difficili da spengere. Ci sono luci gentili, ma che non si vogliono spengere, in occhi che resistono. Non sono salvi, quegli occhi, li guardavo stamani due così, sono color miele, e sono tristi a tratti, ma vivi. Sono luci che il doversi ritrovar grandi senza possibilità d’altro non ha spento, che si sono rivolte altrove e sono guarite attraverso il gioco di una fantasia invidiabile. E’ strano, quel che penso, c’è qualcosa di più vivo di tutto il resto, qualcosa che comunque resiste, non demorde e supera le sue spine, aprendosi in petali, candidi. Come se questa neve coprisse un fiore, e una volta sciolta, lo rivelasse ancora vivo, pronto a ricominciare proprio dal suo respiro. Guardavo, stamani, quegli occhi brillare accanto a me, mentre mi raccontavano una delle loro storie impossibili, sottovoce, nel nascondiglio mimetico di un angolo di un’aula, e ne ho sentito tutto l’amore. Ne ho sentito il bisogno di esistere, e di riderci su. Ho sentito che erano qualcosa di speciale, una meraviglia fragilissima. Una perla rara.

Cammino ancora verso casa, passi calmissimi, stavolta sono due occhi pungenti a farsi largo tra la neve, due occhi spietati di intelligenza, consapevoli, quanto veri. Due occhi ritrovati, che quasi nessun’ altro, e di questo vado fiera, ha visto splendere in quel modo. Sanno guardarmi e sanno sentirmi, e si fanno strada, tra una sincerità e l’altra, tra quelle strade che qui confondono e smarriscono, impaurite da tanta semplicità. Fa paura la sincerità, troppo spesso viene scambiata dagli scettici per falsità, ed è un vero peccato. Quegli occhi sono magici, e sanno lottare contro le immagini che sempre ne escono vinte, straziate e stravolte: mai una volta che riescano a entrare così come sono, sempre, di mezzo, c’è quello sguardo che non vede, ma trasforma tutto in qualcosa di più acceso.

So che fra la neve, e il profumo del pane bruciato, stasera ho trovato qualcosa di gentile nel mondo, qualcosa che mi ha voluto regalare, e che mi ha allentato la tensione nella schiena, schiarito le linee del collo, ha lasciato che le mani si gelassero all’aria come è giusto che sia in inverno, ha lasciato che non avessi paura di camminare, di tornare, di aver freddo. Sono appigli enormi, gli occhi così. Sono pietre e corde, per me.

Beneeeee / lunedì, 17 dicembre 2007 / 21:48 / Permalink
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