Spunta solo il naso dalle coperte, la punta infreddolita e ghiacciata. Tutto il resto del mio corpo è sotterrato dalle coperte, al riparo dalla notte che sbiadisce in chiarore.

Sbatto le palpebre, è mattina, l’ora di scuoter via gli ultimi frammenti di sogni impigliati tra le ciglia.

L’ora di cominciare.

Nel buio inizio a mettere a fuoco i contorni delle cose, un po’ riconoscendole un po’ immaginandole. La sicurezza di trovarsi, al proprio risveglio, in mezzo alle cose che sappiamo ancora prima di vedere: il mobile alla mia sinistra, il muro all’opposto, la luce, l’armadio, il sole dipinto sul soffitto.
Da sotto la porta entra uno spiffero gelato di luce. Tendo le orecchie e sento una casa già sveglia, i soliti passi nelle solite direzioni, un oggetto che cade senza il silenzio a scoprirlo.

E’ mattina. Tra poco mi alzerò, butterò le gambe fuori dal letto e poi tutto il resto del corpo, mi alzerò, aprirò la finestra, mi stropiccerò gli occhi e accenderò lo stereo, mi alzerò e rotolerò fino in cucina per il mio caffèlatte, abbraccerò il mio cane e dividerò il mio biscotto per dargliene metà. Tra poco mi alzerò e reciterò il mio rituale, le azioni che si ripetono sempre nel solito ordine, un copione sempre uguale, e che a me piace così, il mio bisogno di certezze.

Tra poco mi alzerò e nulla cambierà rispetto a tutte le altre mattine..ma ora mi lascio ancora qualche minuto. Sotto le coperte, nel dormiveglia della mia voce roca e  del mio pensare fluttuante, morbido: curvo. L’aria è fredda, entra fredda ma arriva calda al mio respiro, passando dalle narici, giù lungo la faringe la trachea e quant’altro. Se voglio posso sentire il mio sangue raccogliere il peso dell’ossigeno e portarlo ovunque nel mio corpo.

Chiudo gli occhi e ascolto solo il ritmo del mio respiro.

Solo quello.
Il mio respiro.

D’ improvviso sono una bolla d’aria, una bolla, sono un niente di rotondità. Sento il mio corpo perdere peso, lo sento diventare inconsistente, prima i piedi e le gambe, poi il busto e le braccia e le spalle, per ultima la testa, che si dissolve con un piccolo ‘puff’ ad effetto.

Leggera, sono senza materia. E salgo, salgo.

Salgo,

atrraverso il sole sul mio soffitto e poi il tetto.

Salgo,

 ancora più su e l’unica cosa che sento è il mio respiro, è una bella giornata, né calda né fredda. Il cielo è tutto per me, e io posso cominciare a giocarci, posso spostarmi, gironzolare. Il mio corpo non ha corpo.

Quel che vedo in basso non mi sorprende, quel che vedo dall’alto è quello che immaginavo si vedesse.

C’è una strada, piena di persone che camminano e che sono occhi, mani, numeri, procedono disordinati, in file disordinate, si schivano, si rincorrono, si perdono e si rincontrano.

Cerco tra loro il suo profumo, e mi sembra di averlo trovato, ma è un attimo e già è scivolato via.

Allora me ne vado e il morbido di una nuvola mi consola in un abbraccio materno. Se me l’avessero detto, non ci avrei creduto, ma se ci pensi un attimo un senso ce l’ha, anche il cielo a volte ha bisogno di un rifugio e mi sta prestando il suo, adesso, mi sta prestando il petto di una  nuvola.

Lontano il mare, e vicinissimi gli alberi. Tutto in inverno.

Non è più divertente rotolare là da sola, mi viene voglia di tornare.

Mi aggrappo ad un tetto e mi siedo, ho le vertigini ma mi viene da ridere, alla fine non sono mai stata così alta. Un attimo, e  sento le mie gambe che cominciano a crescere, crescere.. si allungano a dismisura, un niente che si affila, riesci a immaginarlo?, un filo che non c'è e che si srotola. Sono chilometriche ormai, posso toccare terra stando seduta sul rosso delle tegole, sensazione meravigliosa, di quando hai l'aria tra le mani.

Mi alzo e scavalco una via intera: per lungo.

Il mio collo e le mie spalle traffiggono le nuvole e il loro esser morbidezza assoluta. Che strano, su una di esse sta appoggiato un secchiello pieno di sabbia, e in quella accanto una paletta gialla.

Strano.. che sia, davvero?

La mia testa è al di sopra del loro bianco. E'  nel completo blu. Le mie mani sfiorano le case ed un albero, i miei piedi hanno scelto un giardino per riposare.

Respiro.

Penso che sarebbe bello, ora, tornare ad esser quella bolla d'aria.

Un niente, e sono di nuovo la stessa rotondità, un cerchio minuscolo come quelli con cui giocano i bambini, che dentro ci vedi l'arcobaleno riflesso, e comincio a scendere piano.

Scendo, a zig zag, non decido io il mio percorso ma aria che intuisco senza inalare. Sento solo il mio petto che si abbassa e si alza, si abbassa e si alza.

Scendo. Piano.

E mi poso sul mio corpo. Apro gli occhi, piano, sono qui, piano.

Scuoto le palpebre -un sospiro- cadono sparsi pezzi di bianco e blu sul cuscino.

E' mattina.

Una mano scivola a controllare le gambe: tutto a posto, niente di chilometrico, anzi.

Struscio il naso contro il piumone e sorrido.

E' mattina ed è Natale. Auguri Bene.

Poi mi alzo.

Beneeeee / martedì, 25 dicembre 2007 / 15:59 / Permalink
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