Quanta stanchezza, nel non saper più scrivere. Nell'aver perso le parole. Quanta sporcizia, e rabbia. Quanto desiderio d'altro, d'oltre, d'infinito. Rincorro un orizzonte dentro me, che mi fa camminare, ma continuo a voltarmi terrorizzata da quello che ho abbandonato. Cancello a colpi di penna decisa, provo a ritracciare tutto, me per prima. Vorrei solo saperlo dire, avere il conforto della mia mano. Sono confusa, lo ammetto. Riuscirò a districare i fili, a ricollegare l'inizio e la fine di ogni cosa. A sciogliere i nodi. Lascio cadere questa giornata, tra le tante di questo periodo scombussolato. E non ho paura, in fondo, anzi. So ancora che ci sono angoli per me, per quando vorrò rannicchiarmi e coccolarmi. Rifugi strategici, nessuno li conosce. Non voglio avere paura, voglio solo sciogliere il sogno gentile che credo possa essere la mia vita. E soprattutto, non voglio questo disincanto totale, che mi rende lucida e capace di cavarmela perfettamente in ogni situazione, ma che mi ha tolto tutto il divertimento. Se mi guardo indietro, vedo tutto scomposto, come le foto ritoccate che lasciano spazi tra particolari di una stessa immagine. Avevo persino i capelli lunghi, e credevo fermamente in troppe cose. Tipo Don Chisciotte. E' stanchezza, o forse solo crescere, o forse solo stare in piedi. Ma mi piaceva davvero, avere un nome e una storia per tutto. Torneranno, come sempre. E io aspetto senza fretta, schizofrenicamente, che torni il mio essere altra me.












