Ci sono dei giorni che devo scrivere. Fuori è mattina, e il sole ha sorpreso tutti. Sole che si esce senza sciarpa e nel cortile tutti strizzano gli occhi, abituati al buio di ricreazioni invernali.
Oggi no, hai visto che giornata? Non ci si crede, quasi. Sembra segno di un qualche volere. Penso che qualcuno, fosse qui a goderselo con me, direbbe che infonde un'energia estremamente positiva.
Ma mi giro e nessuno dice frasi così intelligenti, solo vacui sorrisi accennati, in occhi che sfuggono ancora prima di voler sfuggire, e in gesti che nascondono quel che non vorrebbero mai dire. Perfetto. Mattina perfetta. Sorseggio aria, in questi dieci minuti di intervallo, sorseggio un albero, la solita vecchia che passa. Senza cane, oggi. E' una vecchietta arricciata sul suo petto. Non so che viso abbia, mi si presenta sempre solo il suo profilo all'ingiù.
Sembra quasi impossibile che sia passato così tanto tempo. Ricordo che era molto più grande, e molto più temibile questo cortile,che quasi mai mi ci affacciavo, e se lo facevo ero sorretta da due o tre altre amiche impaurite quanto me, compattate in un branco, chè il numero fa la differenza, comunque. Come per i pesci.
Mi riguardo passare e mi faccio tenerezza, ero piccola sul serio. Nemmeno sembravo. Una presenza assenza, mai certi che fossi realmente lì. Ricordo il timore, gli sguardi d'indifferenza verso altri sguardi d'indifferenza. Poi le cose cambiano, che vuoi, c'è sempre un angolo di strada che lo giri e ti ritrovi a non ricordarti cosa c'era prima. Mi rendo conto solo ora, e fuori continua ad esserci il sole, del mio esser mutata tra le sue mani. Non più spettatrice discreta del mondo, ma personaggio, protagonista, di tutta me. Mi diverto, e non sai quanto, a inventarmi ogni giorno. Ogni mattina diversa, vestita di un colore diverso, o con un chissacchè di diverso. In costante evoluzione. Fuori e dentro. Mi rendo conto ora, guarda: nemmeno una nuvola, che non ho mai percorso tanta strada come da quando. Ieri pioveva, sono uscita di casa di corsa, in ritardo perenne con il resto del mondo, e mi sono scontrata con un muro bianco di nebbia, di quelle che non vedi da lì a lì. Sono uscita rabbrividendo, anche se non te ne accorgi la nebbia ti si posa addosso, si posa il suo umido sui capelli, sulle guance, sulle labbra.
Gocce sulle labbra. Ricordano qualcosa che non so dire. Ché poi sarebbe bello davvero, essere solo un personaggio di un libro e leggersi vivere. Sarebbe bello, o solo meno difficile, ecco sì: più comodo.
Perchè vivere in prima persona non è cosa semplice, questo sia chiaro, e io non l'ho mai fatto. Ho trovato tante parole per dirmi, ma nemmeno ci ho provato mai a svelarmi. Dicono che butto in faccia agli altri il mio mondo, ma non vedo come questo sia possibile, forse quel che si vede sembra essere tutto di me, ma non è che una percentuale ridicola, e il restante rimane tra le mie mani, come gioiello. Se lo perdo di vista, entro nel panico, se lo stringo riesco a sentirmi, se lo perdo so che lontano non è.
Ma cosa dice questo qua? Ma scherziamo davvero..con una giornata così, e la finestra accanto, il sole, (ieri c'era una nebbia che non ti dico), il foglio bianco che riflette i raggi, ma credi davvero che sia possibile
ascoltare
rimanere qui? "..et les vitres redeviennent sable /l'encre redevient eau/ les pupitres redeviennent arbres/ la craie redevient falaise /le porte-plume redevient oiseau".












