Mi piace l'ambiente caldo delle biblioteche, è una cosa che mi rilassa, che mi avvolge. Quella dove mi rifugio io non sapresti dire se è vecchia o nuova, i tavoli sono fin troppo lucidi ma le luci non sono di quel neon che uccide tutta l'immaginazione. C'è sempre una semioscurità gentile, che lascia parlare i libri intorno. Sono quasi sempre sola. Il ronzio del non-riscaldamento accompagna il mio studiare,  il mio frugare. Fuori, un piccolo giardino, uno spazio minimo dove ieri ho incontrato la prima ape e la prima lucertola. E' primavera, mi sono detta. Oggi cielo grigio, invece, perchè la primavera quando arriva vuol comunque farlo di sorpresa. In disparte c'è un albero, con un ramo stupendo annodato su se stesso, come un abbraccio sinuoso, un coccolarsi nascosto.
Mi piace girare tra i tavoli sorseggiando la penombra, sbirciare i libri lasciati in giro dagli altri. Un Kafka, un vocabolario di tedesco, un manuale di storia d'Italia. C'è tanto da dire, da immaginare o da inventare, partendo dai libri. Sfiorandoli. Sono come tracce di un passaggio, come una piccola firma lasciata distrattamente ma mai troppo per caso, un " io sono stato qui". E in quell'Io c'entra sempre, nello spazietto angusto tra verità e bugie- quel titolo del libro cercato, trovato, aperto, sfogliato, richiuso. Infine abbandonato. Sa di un cappotto rinfilato, della penna richiusa e messa nella tasca. Sa  di una sciarpa che si annoda intorno al collo e di un paio d'occhiali aggiustati sul naso dalla mossa esperta di un dito. Sa di congedo, là sul tavolo. Di un ultimo sguardo, poi, indietro, ad assicurarsi che il libro sia esattamente l'unica traccia rimasta di tutto quel passare.
Mi viene in mente una frase- riuscirò poi a rintracciarne la mano?: " Io che mi raffiguravo il Paradiso sotto la forma di una biblioteca". Potrei decidere di diventare davvero una brava ragazza, se così fosse.

 

Beneeeee / giovedì, 28 febbraio 2008 / 17:56 / Permalink
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